Quali investimenti sono più sensati a 60 anni? (Scopri di più)

A 60 anni gli obiettivi finanziari cambiano: cresce il bisogno di stabilità, liquidità e protezione dal rischio, senza rinunciare del tutto alla crescita del capitale. In questo articolo analizziamo le opzioni più utilizzate in Italia, come bilanciare rischio e rendimento e come leggere costi e oneri che influenzano i risultati nel tempo.

Quali investimenti sono più sensati a 60 anni? (Scopri di più)

A 60 anni la pianificazione degli investimenti richiede un equilibrio attento tra sicurezza, reddito periodico e mantenimento del potere d’acquisto. In questa fase della vita l’orizzonte temporale tende a essere più breve e la tolleranza al rischio diminuisce, ma ciò non significa rinunciare del tutto alla crescita. La chiave è costruire un portafoglio comprensibile, liquido e ben diversificato, con un’attenzione puntuale ai costi e alla fiscalità in Italia.

Investimenti a 60 anni: priorità e obiettivi

Un portafoglio per i 60 anni dovrebbe partire da obiettivi concreti: integrare il reddito, preservare il capitale e mantenere la flessibilità per spese impreviste. Strumenti come titoli di Stato, conti deposito e buoni fruttiferi offrono prevedibilità e semplicità operativa. Una quota di strumenti di crescita (per esempio ETF azionari di ampia capitalizzazione) può restare utile, ma ridimensionata e selezionata con cura, per contrastare l’inflazione senza caricare il portafoglio di volatilità eccessiva.

Un approccio pratico è la “scala” di scadenze su strumenti a reddito fisso: scaglionare BTP o conti deposito con vincoli diversi consente di gestire la liquidità e ridurre il rischio di reinvestimento. Per molti risparmiatori è sensato mantenere un fondo di emergenza liquido (6–12 mesi di spese) su conto corrente o deposito non vincolato, separato dagli investimenti di medio periodo.

Investimenti sicuri con tassi di interesse elevati?

La richiesta di “investimenti sicuri con tassi di interesse elevati” è comprensibile, ma va inquadrata: più rendimento atteso implica generalmente più rischio o minore liquidità. In Italia, titoli di Stato con scadenze medio-brevi, buoni fruttiferi postali e conti deposito possono offrire rendimenti competitivi rispetto al passato, con un profilo di rischio contenuto. Tuttavia, anche questi strumenti sono esposti a rischi specifici (tasso, emittente, reinvestimento) e a vincoli di liquidità nel caso dei conti deposito vincolati. Diffidare di proposte che promettono rendimenti “garantiti” superiori al mercato senza spiegare rischi e costi.

Costi, rendimenti e rischi degli investimenti

Nella valutazione dei “costi rendimenti investimenti” contano tutti gli oneri: imposta di bollo (0,2% annuo sui depositi/titoli), commissioni di gestione (fondi, gestioni patrimoniali), TER degli ETF, spese di negoziazione del broker e differenziali denaro/lettera. Anche la fiscalità dei rendimenti incide: in Italia gli interessi e le cedole di molti strumenti sono tassati al 26%, mentre titoli di Stato italiani ed equiparati scontano il 12,5%. Un costo totale più basso non è un dettaglio: nel medio periodo può incrementare il rendimento netto in modo significativo, soprattutto quando i tassi non sono elevatissimi.

Confronto costi di soluzioni reali

Di seguito una panoramica esemplificativa di prodotti diffusi in Italia e dei loro oneri tipici. Le condizioni possono variare per banca, intermediario e periodo di sottoscrizione.


Product/Service Provider Cost Estimation
BTP Valore (in collocamento) MEF (Tesoro) Commissioni di sottoscrizione 0; imposta di bollo 0,2% annuo; tassazione interessi 12,5%.
Buoni fruttiferi postali (ordinari) Poste Italiane / CDP Commissioni 0; imposta di bollo 0,2% annuo; tassazione interessi 12,5%.
Conto deposito vincolato illimity Bank Commissioni 0; imposta di bollo 0,2% annuo sul saldo; rendimento soggetto a 26% di imposta sugli interessi.
ETF obbligazionari governativi euro iShares Core Euro Government Bond UCITS ETF TER indicativo ~0,20% annuo; commissioni di negoziazione del broker; imposta di bollo 0,2%.
Gestione patrimoniale digitale Moneyfarm Commissioni di gestione ~0,30–1,00% annuo a scaglioni + costi strumenti ~0,20%; imposta di bollo 0,2%.

Prezzi, tariffe o stime dei costi menzionati in questo articolo si basano sulle informazioni più recenti disponibili ma possono cambiare nel tempo. Si consiglia di effettuare ricerche autonome prima di prendere decisioni finanziarie.


Diversificazione, liquidità e orizzonte

Un portafoglio robusto combina strumenti di diversa natura per distribuire il rischio: titoli di Stato a scadenze miste per reddito e stabilità, conti deposito per liquidità programmata e, se compatibile con la propria tolleranza al rischio, una quota di ETF azionari globali a basso costo per sostenere la crescita reale nel lungo periodo. La liquidità resta centrale: a 60 anni è prudente evitare vincoli eccessivi e privilegiare soluzioni che consentano disinvestimenti graduali senza penalità rilevanti, specie per esigenze sanitarie o familiari.

Aspetti fiscali in Italia

La tassazione incide sul rendimento netto. In sintesi: interessi e plusvalenze su molti strumenti finanziari sono tassati al 26%; titoli di Stato italiani e di Paesi white list al 12,5%; i PIR hanno regimi dedicati; l’imposta di bollo sul deposito titoli/conti è pari allo 0,2% annuo. La compensazione delle minusvalenze con plusvalenze (entro termini e categorie previste) può ottimizzare il carico fiscale. In caso di dubbi, il supporto di un consulente abilitato o dei servizi locali del proprio intermediario può aiutare a rispettare le normative ed evitare errori formali.

In conclusione, a 60 anni hanno senso investimenti comprensibili, con rischio misurato e costi trasparenti. Un mix di strumenti a reddito fisso di qualità, riserve liquide e una quota calibrata di crescita può sostenere il potere d’acquisto e la serenità finanziaria. Definire obiettivi, misurare i costi complessivi e verificare la coerenza tra orizzonte temporale e strumenti scelti resta il modo più efficace per prendere decisioni informate e sostenibili nel tempo.